Lexicon

Nel 1998, una piccola tecnologia in fase di Start Up chiamata Research in Motion approdava alla Lexicon, in California – una società che si occupava di ricerca di nomi per nuovi prodotti da lanciare sul mercato – con la richiesta di trovarne uno per il nuovo dispositivo che consentiva di inviare e ricevere e-mail senza cavi telefonici. Alla Lexicon si misero subito al lavoro: scartarono Megamail, Strawberry e decisero alla fine per BlackBerry, lasciando volutamente la seconda ‘B’ maiuscola. Doveva essere un nome veloce da pronunciare.

Nel gennaio del 1999 il BlackBerry fu lanciato sul mercato sopravvivendo sino ad oggi e passando incolume attraverso la spietata concorrenza che si sviluppava in quei tempi sul fronte delle nuove Tecnologie. Nel tempo, Lexicon aveva aggiunto successi su successi, un po’ come fece la Fiat con la Multipla agli inizi del XXI secolo: già nel 1992 aveva dato il nome di Pentiumal processore lanciato dalla Intel – dopo aver scartato ‘Pentagon’.

Nel 1991 Steve Jobs usciva dalla sede californiana della società con il nome fresco del nuovo portatile Machintosh ‘PowerBook’, pensando a qualcosa che fosse trasportabile e che rappresentasse un porta sul mondo, come un libro. David Placek, fondatore e CEO di Lexicon ha sempre pensato che bisognasse ‘credere in fatti che sono estranei e estraniare fatti che sono universalmente creduti’; dice di amare Oscar Wilde che pensava: “Difficilmente un’idea che non è pericolosa è un’idea in senso proprio”. Alla Lexicon ora la pensano tutti come il fondatore e mentore dell’attività di name branding: un nome, per avere successo ed essere utilizzato al posto del prodotto stesso – come è successo per Pentium – deve essere corto, composto da una parola e veloce da pronunciare.

Gli esempi sono moltissimi: Chiquita è ovunque una banana, Fender e Gibson sono sinonimi di ‘chitarra’, Levi’s è un jeans. Un nome, a volte, può essere cento volte più importante di quello che rappresenta. Coca-Cola. Pampers. Bunga Bunga.

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