Blues Makes Jazz Look Like It’s Trying Too Hard

Immagine anteprima YouTubeCamminavo nel traffico caotico in una giornata di inizio primavera e me lo ricordo bene perché l’aria era spazzata da una brezza fresca e ascoltavo Sonny Boy Williamson, Nine Below Zero. Intorno a me c’era un gran da farsi; parlavano al telefono, si davano affanni per via del vento che scompigliava le acconciature e attraversavano col giallo – che è una metafora della vita.

Pensai: “perché le cose semplici non esistono più?”

Mi risposi: “Perché non sono mai esistite.” E in questo modo mi parai il culo, ma stava iniziando a piovere e tutti correvano verso i ripari più vicini. Mi incamminavo lento verso il tabaccaio chiedendomi se piovesse pece dal cielo, dato il trambusto che si manifestava per strada. Ed ecco balenarmi in mente una risposta. Non pioveva pece, pioveva acqua: eppure sembravano tutti inorriditi e spaventati da quella improvvisa manifestazione estemporanea della natura. C’era chi si spintonava per raggiungere prima la pensilina del tram, chi si riparava con la ventiquattro-ore; le vecchie che non potevano camminare bene venivano lasciate indietro, oramai spacciate. Alcuni chiamavano casa implorando di essere recuperati perché pioveva troppo per muoversi. Entrando sotto i portici della Stazione Centrale mi resi conto che la situazione era più drammatica di quello che pareva: una povera donna piangeva sui resti del proprio cellulare che le era volato per terra frantumandosi in mille pezzi. Un uomo tentava di asciugare la borsa del computer con la manica della giacca, in preda al panico. Due ragazze si stavano litigando l’ultimo ombrello rimasto ad un venditore ambulante. Chi aspettava il tram decideva di prendere il taxi. Una signora, intenta ad evitare una pozzanghera come fosse il Triangolo delle Bermude, urtò un povero ragazzo facendolo finire oltre la copertura della tettoia: per lui non c’era più nulla da fare. I due alla mia destra consultavano i bollettini meteorologici sull’IPhone cercando di capire quando avrebbe smesso.

A casa, quella sera, appresi che aveva piovuto acqua per quasi due ore ininterrottamente e la città era uscita dall’assedio con le osa rotte. La protezione civile era stata sul punto di considerare la possibilità di un intervento.

A casa, quella sera, pensavo che le cose semplici esistevano ancora oggi, com’erano sempre esistite; eravamo noi ad essere diventati tanto complessi da esserne terrorizzati. Come animali nati in cattività, ci stavamo dimenticando. Come in un film di fantascienza apocalittica.

La notte precedente l’infausta giornata avevo sognato che la Serenissima Repubblica di San Marino dichiarava guerra alla Città del Vaticano. Casus Belli: i due piccoli stati, stanchi di passare inosservati agli occhi del mondo, si sfidavano per attirare l’attenzione. Nel sogno i due eserciti – comandati rispettivamente da Manuel Poggiali e dal Papa – si combattevano a stoccate di fioretto. Quando sembrava che San Marino potesse avere la meglio e vincere, una mano potente e risoluta dissipava l’illusione orfica ricordandomi che quel giorno dovevo comperare un mazzo di fiori.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>