Come ammazzare il capo 2, Sean Anders (recensione in anteprima)

come-ammazzare-il-capo-2 590

Squadra che vince (anzi, che guadagna) non si cambia, ma fino ad un certo punto. Ed ecco che neanche un anno dopo i quasi duecentodieci milioni di dollari incassati nel 2011 con Come ammazzare il capo… e vivere felici, vengono ricontattati alcuni degli sceneggiatori per elaborare il sequel. Stessi interpreti (con qualche aggiunta), regia di Sean Anders (la prima era di Seth Gordon) e in ventiquattro mesi il prodotto è servito. Un film che inizia malissimo, ma che ad un certo punto trova la forza di riscattarsi e avere un suo senso compiuto. Commedia del filone “criminali da strapazzo” senza niente di formidabile, ma che tutto sommato, tra i tanti difetti, riesce a funzionare.

In perfetta continuità con il primo film, all’inizio troviamo Nick, Dale e Kurt a caccia di riscossa: dopo il fallimento dei loro progetti omicidi, hanno capito che non sono dei veri delinquenti e che tutto quello che vogliono è solo essere i capi di loro stessi. Si mettono dunque in proprio, ma la questione non va esattamente come dovrebbe e i tre disperati tornano a pensare di percorrere le vie dell’illegalità per risolvere i loro problemi. Non vi dico molto altro perché le varie soluzioni emergono naturalmente dagli eventi, ma sappiate che c’è di mezzo un imprenditore senza scrupoli (Christoph Waltz), un figlio capriccioso (Chris Pine) e un rapimento complicato.

La prima parte della vicenda è ai limiti dell’irritante. Per certi versi sembra che il film sia privo di idee e che si vada solo a costruire un intreccio finalizzato a riesumare le macchiette del primo episodio; dall’altro, il rapporto tra i tre protagonisti sembra più sbilanciato rispetto alla pellicola originale, con Kurt e Dave depositari di un’imbecillità fastidiosa ed eccessivamente paperinesca e un Nick (Jason Bateman) annoiato e costretto a subire le idiozie dei due amici (che comunque nel trio rappresentano la maggioranza che prende sempre le decisioni chiave). Troppe battute già viste e riarrangiate, troppo forzate, ma contemporaneamente scontate. Stesso discorso per le presenze del cattivissimo Kevin Spacey e di Jamie Foxx (che in sostanza recita lo stesso identico copione dell’altro film). Un film che non sa da che parte andare.

Ad un certo punto, però, succede qualcosa (diciamo dalla scena del brain storming in poi) e il film diventa quasi interessante; il piano -perfetto- dei nostri malcapitati si complica per un’infinità di ragioni, cosa che sembra (ed è) ovvia, ma che ci viene raccontata abilmente e non senza qualche piccolo colpo di scena molto carino. Soprattutto, nel finale tutti i tasselli tornano e il film si conclude in modo più che mai credibile.

Come ammazzare il capo 2 - 2

Quando andavo al liceo un mio amico aveva una teoria con le donne che suonava più o meno così: «se ci provi con tutte quelle che vedi, prima o poi una che viene a letto con te la trovi, è un fatto matematico e statistico». Ecco, qui sembra che gli sceneggiatori (e gli attori, che ci mettono del loro) vogliano riempire ogni istante di ogni sequenza con una battuta, per puntare, come quel mio amico, sulla quantità nella certezza che, prima o poi, qualcosa farà ridere qualcuno. Questo, sebbene strappi qualche risatina, implica però la presenza di un sovraccarico di parole e di volgarità francamente superflue e spesso da quinta elementare (non mi fraintendete: io adoro le volgarità, però devono farmi ridere!).

Anche l’eccesso di citazioni (e auto-citazioni) suona un po’ pedante, forzato e innaturale: i commenti su Speed e Sandra Bullock (tra l’altro, io la odio: perché la devono nominare?), tutta la disquisizione su Predator, e la scena che richiama Fight Club (è evidente che sia così, non c’è bisogno che Sudeikis lo ripeta tre volte); senza contare la presa in prestito del «si è rapito da solo» da Lebowsky. L’unico riferimento al cinema che funziona, alla fine, è il richiamo a Nine to five, perché è funzionale a quello che stanno dicendo e non è banalizzato.

Comunque, abbastanza bene i tre (anzi, quattro) attori principali, che fanno il loro mestiere e si divertono (anche più di noi, mi è parso). Non pervenuto il povero Christoph Waltz, che si vede pochissimo e non deve fare praticamente niente. Per quanto riguarda Jennifer Aniston e Jamie Foxx non fanno altro che ripetersi rispetto al primo film (quindi bene lei, malissimo lui che sembra Ray Charles e dice sempre le stesse cose). Inutili, se non per ficcare il suo faccione nella locandina, gli interventi di Kevin Spacey. Faranno anche il terzo episodio? Secondo me sì.

Giancarlo Mazzetti (@GCMazzetti)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>