Considerazioni di Poco Conto

In Aula Magna, Ieri.

Nel lontano 2002, un corteo sgangherato di ragazzi appartenenti ad un movimento ‘politesco’ giovanile, che si faceva chiamare Azione Giovani, sfilava davanti alle finestre della mia scuola, urlando insulti all’indirizzo di un collettivo studentesco che aveva ottenuto il permesso di indire un’assemblea sociale in aula magna per consentire ad un politico di sinistra – mi sembra fosse un pesce piccolo di Rifondazione Comunista – di esprimere le proprie idee su un qualche concetto riguardo all’importanza dell’impegno politico dei giovani proprio nelle scuole. La mia classe aveva disertato a causa di una versione di LatinoTacito, robetta da poco. All’esterno della scuola sfilavano i ‘Fascisti’ che cercavano di disturbare l’assemblea in svolgimento nell’aula magna, gremita di ‘Comunisti’. Com’è ovvio, le ragazze erano tutte per questi ultimi. Al tempo di politica m’intendevo tanto quanto potrei intendermi oggi di ragazze: quindi me ne fregavo, concentrato al banco tentando di far dire ad Agricola quello che doveva dire, senza saperlo tradurre. A un bel punto, il corteo fuori, stanco di non riuscire ad attirare l’attenzione come avrebbero voluto, si mise a dar fuoco ad una banderuola – rubata in chissà quale gloriosa battaglia – che raffigurava il viso di Ernesto Guevara nella classica versione chiaroscuro come si trova spesso anche oggi su maglie e bandane. Io ero vicino alla finestra e buttai l’occhio. Lo stavano facendo proprio di fianco al mio vespino azzurro che sapevo benissimo perdeva benzina per via di una guarnizione fannullona. Quando uscivo da scuola c’era sempre una chiazza oleosa sul lato sinistro. Preso dall’ira mi misi alla finestra a urlare contro di loro. Chiamandoli ‘Squadristi da Merenda’ li insultavo a mia volta. Loro risposero chiamandomi ‘Compagno Roncioso’ e allora fui costretto a scendere di corsa. Ci fu una zuffa, gliene diedi un paio, ma ne presi anche molte. La vespa fu salva e io sospeso per tre giorni. Questo fu il mio approccio alla politica.

Alla camera, oggi.

L’opposizione politica al governo di tecnici ha causato l’interruzione della seduta di ieri. Le immagini che ho visto in tv hanno del comico. I deputati della Lega sventolano i cartelli di contestazione ai provvedimenti fiscali presi dall’esecutivo. C’è una sequenza molto divertente in cui quel beone di Calderoli tiene il foglio in alto per non farselo portare via dagli uscieri e scappa lentissimo da una donna che, senza troppa veemenza, tenta di prenderlo. Come un gruppo di bulli che si passa gli occhiali del secchione e lui che non ci vede più cerca a tentoni di recuperare la vista. Intanto, basito, il consiglio dei ministri è stato costretto ad abbandonare l’aula. Le abitudini politiche non sono cambiate, i membri dell’esecutivo sì. Non sappiamo ancora se giustamente o ingiustamente, correttamente o meno, non sappiamo se i risultati di questo cambio di seggiole saranno positivi o negativi. Non sappiamo nulla. Perché, sapevamo qualcosa prima, quando lì c’erano i politici? Quanto può essere conveniente questa situazione? Può funzionare un paese governato da ‘tecnici’ ma tenuto per le palle da politici? La politica è stata accantonata. Perché le forze politiche non approfittano di questo momento di cambio al vertice per riorganizzarsi e ripulirsi dalla ruggine, mentre i meccanici sistemano l’ingranaggio? Qualcuno dovrebbe spiegare loro che non c’è stato alcun colpo di stato. Nessuno ha preso potere illegalmente. Se in Italia c’è un governo di tecnici è perché i politici sono incapaci di governare. A nessuno piace essere rappresentato da qualcuno che non è stato eletto – come nel caso dell’attuale governo -, ma chi avremmo dovuto votare? Chi ci dovrebbe governare secondo loro? 

1 Comment

  • Davide scrive:

    L’esecutivo è cambiato, ma il parlamento no. Ovvio e naturale che non cambino i costumi, dal momento che non sono mutati gli attori.
    Per quanto riguarda la capacità di governare di un governo composto da tecnici, la questione è lunga: Monti, da tecnico, ha preso per il culo molti parlamentari. Risultato? Oggi 61 voti in meno di fiducia. Non si fa il professorino bocconiano con i politici di professione. Non vai a fare il muratore con il papillon e le ghette, per dirne un’altra.
    Ah, Azione Giovani è un movimento politico in tutto e per tutto, sezione giovanile di Alleanza Nazionale prima, Pdl poi.

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