Foster Me, Steve!

Mentre in questi giorni la Home Page della Apple presenta la fotografia funeraria di Steve Jobs indicandone le date di nascita e di morte, la Home Page della Grecia – se ne esistesse una – potrebbe produrre lo stesso effetto recitando la dicitura ‘No Jobs’, mostrando, magari, una fotografia del Primo Ministro ellenico George Papandreu in bianco e nero in modo da auspicarne la fine imminente.

La notizia della scomparsa del visionario e geniale creatore di iPod, iPad e iPhone – non un fulmine creativo nella scelta dei nomi, alquanto monofonici – è stata commentata come la fine di un uomo che ha ‘rivoluzionato il nostro modo di vivere’. Lungi da me contestare la fondatezza di questa affermazione – che peraltro in parte condivido – ma credo sia necessario contestualizzare e considerare ‘per chi’ e in ‘quale misura’ questa rivoluzione sia stata attuata. Ammettiamolo: la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, che è numerosissima – se ognuno di noi volesse recitare l’Amleto non potrebbe farlo per mancanza di teschi: ci sono infatti, su questa terra, più vivi che morti -, è difficilmente informata dell’esistenza del computer. Stringendo il cerchio, quindi, affermeremo che della minoranza della popolazione mondiale che ha nozione di ‘computer’, ‘lettore mp3’ e ‘tablet’ la maggior parte non ne fa utilizzo frequente, oppure è abituata ad utilizzarli marginalmente nelle vicende della vita.

Precipitando verticalmente ad un’ancor più ristretta minoranza il campione di umanità preso in considerazione in questa grossolana analisi, ci accorgeremo che i pochi eletti che possiedono le nozioni sopra indicate e specificate ora in ‘iQualcosa’ potrebbero non disporre, per contro, delle prerogative per acquistare – in primis – e utilizzare – in secundis – questi rivoluzionari dispositivi di ampliamento dell’intelletto umano. Alla fine di questa disamina, come un cercatore d’oro del Klondike che rimane con quattro pietruzze di valore nel setaccio, ci rendiamo conto che lo stravolgimento delle esistenze causato dalla rivoluzione ‘culturale’ attuata da Steve e dal suo entourage opera inevitabilmente su un ristrettissimo, impercettibile campione di esseri umani, individui privilegiati che viaggiano a velocità supersonica rispetto alla stragrande maggioranza – quasi la totalità – degli individui viventi. Questa élite di pochi, di cui io stesso faccio parte, trae indubbiamente giovamento dalla rivoluzione tecnologica alla Apple, ma gli orizzonti di vedute di cui si avvale sono così ristretti da considerare le proporzioni di tale cambiamento in termini globali.

Potremmo dire che Steve Jobs può essere considerato la “Madre Teresa di Calcutta dei ricchi”, restringendo ulteriormente anche noi, infine, gli orizzonti di vedute.

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