Ghostbusters, Paul Feig (recensione in anteprima)

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6 Voto

Coraggiosa la via scelta dal team di produzione per questo nuovo episodio di Ghostbusters, a ormai trentadue anni dal film-culto del 1984. Le ‘acchiappafantasmi’, come è noto, questa volta sono quattro donne e questo film prova a rilanciare la saga in una veste nuova che si distacca dall’originale (pur con i dovuti omaggi sotto forma di citazioni e comparsate) creando un prodotto nuovo che avrà, a mio avviso, certamente almeno un seguito, se non di più. Purtroppo questa operazione sposta il target principale di riferimento un po’ troppo dalle parti della commedia d’azione per famiglie (e bambini), perdendo inevitabilmente l’acuta ironia dell’originale sceneggiato da Dan Ayckroyd e Harold Ramis. Film che non ho amato, ma di cui si comprende l’obiettivo (peraltro più che degnamente raggiunto).

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Erin (Kristen Wiig) è una scienziata e ricercatrice della Columbia University, sorvegliata speciale del suo capo in vista di una cattedra che  la promettente assistente dovrebbe ottenere per l’anno successivo. A complicare la sua scalata universitaria, però, emerge una vecchia pubblicazione che la donna aveva scritto anni prima insieme alla sua amica Abby (Melissa McCharty), roba che tratta di fantasmi e lo fa con modalità incompatibili con il metodo scientifico che la nostra aspirante docente dovrebbe mostrare di seguire nelle sue ricerche.

Nel frattempo, apparizioni riconducibili proprio ai fantasmi di cui le due signorine si erano occupate anni prima iniziano a scuotere la città di New York… insomma: Erin viene cacciata dall’università e comincia a lavorare nel laboratorio di Abby, che a differenza dell’amica non ha mai abbandonato le ricerche sui fantasmi e si sta anche avvalendo dell’aiuto della stralunata ma intelligentissima Jillian (Kate McKinnon), l’ingegnere di turno (l’equivalente di Egon Spengler). Da qui partirà l’avventura, alla quale si uniranno anche Patty (Lesly Jones, in quota afroamericana) e Kevin (un molto simpatico Chris Hemsworth), completo cretino e uomo-oggetto che diverrà il maldestro segretario del gruppo.

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Il confronto con il passato. Diciamo subito che nessun tipo di paragone con il Ghostbusters di Ivan Reitman del 1984 ha senso: sono due prodotti diversi con obiettivi diversi, scritti in modo diverso, che si rivolgono a un pubblico diverso, e vengono prodotti in momenti storici molto diversi. Questo nuovo reboot al femminile, del resto, sfrutta soltanto la notorietà del film originale, ma -con buona pace di Dan Aykroyd, che ne è uno dei produttori- guarda oltre ad esso e prova a proiettarsi nel futuro del cinema odierno. Ghostbusters è un nano sulle spalle di un gigante che, parafrasando Bernando di Chartres, guarda l’orizzonte, ringrazia e omaggia la grandezza del predecessore, ma senza che necessariamente vi sia una continuità tra quanto fu e quanto adesso vi è. Anche i segnali di questa dipendenza sono quasi tutti prettamente metacinematografici: i camei di Bill Murray (che peraltro muore) e dello stesso Aykroyd (il quale segnala di non aver paura dei fantasmi), ma anche l’omaggio allo scomparso Ramis tramite busto scolpito, oltre alle presenze di Ernie Hudson, Sigourney Weaver e Annie Potts, fungono più da passaggio di testimone, o tutt’al più da paterno endorsement al nuovo progetto, piuttosto che avere la funzione di istruzioni per l’uso o richiami strutturali. Stesso discorso per il fatto che molte delle attrici del film arrivino dal Saturday Night Live, proprio come accadde al gruppo di attori protagonisti del film diretto da Reitman.
Certo, le armi che utilizzano le protagoniste, il colore delle loro tutine, l’hotel, alcune sovrapposizioni di personaggi e l’estetica dell’automobile-carro sono chiari riferimenti al primo episodio, ma ricordiamoci che stiamo parlando di acchiappafantasmi, quindi questi punti d’incontro sono in qualche modo obbligati, perché questo immaginario non ha ancora raggiunto il logoramento toccato dai vari Batman o Superman (per i quali è stato necessario un cambio di paradigma significativo, anche estetico, al fine di produrre nuovi film che destassero l’interesse del pubblico), anzi, in questo caso ciò che i più esigevano, era proprio che si restasse il più possibile all’interno del rassicurante perimetro di riferimento dei vecchi film.

Al netto di questo, ci si chiederà, il film funziona? La risposta non può che essere multiforme. Dal punto di vista della svolta femminile, certamente sì, perché finalmente abbiamo un film di donne normali che stanno sullo schermo per il loro essere delle attrici e delle comiche, non per le loro forme; per di più, tutti e quattro i loro personaggi stanno in piedi senza che esse siano mogli di qualcuno, o muse o fidanzate di qualcun altro, ruolo che troppo spesso (quasi sempre) ha connotato le protagoniste femminili del Cinema in tutta la sua storia. Significativo (e divertente), in quest’ottica, è anche il personaggio interpretato da Chris Hemsworth, ragazzo-segretario e uomo-carne-fresca, che ironizza su se stesso ribaltando l’immagine della segretaria bella-ma-stupida di cui il mondo è impestato.

Per quanto riguarda il resto, invece, il film risulta un po’ facile e bambinesco, finalizzato al sorriso con battute sempre più o meno corrette e immediate, a volte anche efficaci e simpatiche, ci mancherebbe, ma troppo spesso scontate e mai velate dietro la sottigliezza ironica. Questa cosa farà sicuramente piacere il film al pubblico più giovane (determinandone il successo ai botteghini), ma probabilmente terrà lontano da un eventuale sequel tutti quei i trentenni e quarantenni che con il Ghostbusters originale sono cresciuti e che speravano in qualcosa di più in termini di qualità.

Troppo esile anche la trama e i motori della narrazione: la sovrapposizione tra fantasmi e incubo del terrorismo è molto facile e si rifà a tante altre -troppe- storie già raccontate. Tra l’altro, nella sequenza del concerto, sembrerebbe esserci un richiamo più o meno esplicito agli eventi del Bataclan di Parigi, passaggio davvero indelicato che probabilmente si sarebbe potuto evitare, visto il tono leggero che il film vorrebbe assumere (poi magari è una pura coincidenza, e in tal caso ritiro quest’ultima affermazione). Interessante invece la figura del sindaco (Andy Garcia) e dalla sua assistente (la brava Cecily Strong), personaggi quasi coeniani per comicità, a cui si sarebbe potuto dare più spazio (ma forse ne avranno nei prossimi episodi).

Giancarlo Mazzetti (@GCMazzetti)

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