Il ragazzo invisibile, Gabriele Salvatores (recensione in anteprima)

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Salvatores porta il filone supereroistico da Hollywood a Trieste, affiancando al giovane Ludovico Girardello i pretoriani Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio. Un ragazzino perseguitato dai bulletti diventa invisibile grazie a un costume da supereroe cinese. In realtà la questione è più complessa: c’entrano Chernobyl, gli scherzi della genetica e i sempre rognosissimi russi. Intanto il nostro eroe si toglie qualche soddisfazione coi compagni di classe e, sfruttando al meglio la propria trasparenza, trova il coraggio di parlare alla sua amata Stella.
Prodotto decoroso, considerando il target pre-adolescenziale e un finale sorprendente che strizza l’occhio alla Marvel. L’orrore sta nelle piccole cose: i coatti Ivan e Brando, le poche scene d’azione, le capacità espressive di alcuni sovietici. Un’operazione coraggiosa ma con un che di straniante, soprattutto per il pubblico italiano adulto.

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Sarò franco: non avevo idea di cosa mi aspettasse all’anteprima di qualche settimana fa. Il titolo, vagamente riconducibile a Il giovane favoloso, mi induceva a pensare a un altro biopic a sfondo storico/musical/letterario, magari con protagonista un autore maudit morto prematuramente senza che nessuno vedesse come (Marlowe?), un cantante molto timido che si faceva vedere raramente (Battisti e la moglie che fa arrabbiare Spotify?), un mostro sacro sulla cui effettiva esistenza non vi fossero prove attendibili o testimoni oculari (Omero. Il mio candidato numero uno era Omero). Ecco, quando al banchetto della Sala Fedra mi è stato consegnato un fumetto mi sono sentito giustamente un cretino, ma continuo a considerare le disavventure adolescenziali di un aedo non-vedente un format più razionale, solido e vendibile di un Film Marvel ambientato in Friuli-Venezia Giulia. In realtà il risultato è discreto, almeno per un pubblico nel fiore della pubertà e possibilmente straniero, anche grazie a un uso sapiente dei propri (limitati) mezzi a disposizione. Ciò posto, Bentivoglio posseduto dallo spirito di Lenin che urla “fermati, giovane Andrejevic” è ancora molto distante dal mio concetto di capolavoro.

Michele è un ragazzino un po’ schiappa tipico dei film americani, perseguitato da compagni di scuola inspiegabilmente cattivi e innamorato di una ragazza bionda un po’ altezzosa, solo che invece di vincere il torneo scolastico di football, magari con un touchdown del suo bracchetto magico all’ultimo secondo, diventa invisibile per colpa di un costume acquistato in un negozio cinese di Trieste. Dietro il suo potere si cela una triste storia squisitamente sovietica, con un esercito di X-Men braccato dal governo dopo i fatti di Chernobyl. Mentre Michele dà una sferzata alla propria adolescenza avrà a che fare con degli scienziati pazzi, uno strano signore orbo e un colonnello russo dall’espressione monocorde.

Che dire, Salvatores ha il merito di proporre un intreccio relativamente originale e anti-hollywoodiano. Le tutine col logo in cirillico sono una discreta invenzione visiva e alcune soluzioni narrative (il personaggio della splendida Ksenia Rappoport su tutti) sono notevoli. Purtroppo Il ragazzo invisibile risente di pesanti handicap sia nel subplot scolastico/adolescenziale che nei momenti di obbligata mimesi fumettistica: il pluriripetente imbecille e la sua spalla sarebbero inaccettabili anche in un film con Tim Allen, il collaborazionista Artiglio e le fasi più concitate nella zona industriale fanno rimpiangere Batman & Robin con Clooney e Chris O’Donnell, l’upskirt di una ragazzina delle medie è spaventosamente immorale. La sensazione è che il nostro volksgeist e i supereroi in costume abbiano davvero poco in comune, ma grazie per averci provato.

Graziano Biglia (@graziano_biglia)

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