Io prima di te, Thea Sharrock (recensione in anteprima)

Io prima di te

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6 Voto

Tratto dall’omonimo romanzo e best seller di Yoyo Moyes (che ne ha seguito la trasposizione cinematografica) e presentato nella versione italiana al Giffoni Film Festival di quest’anno, Io prima di te parte sulla scia di Quasi Amici, per poi virare -siamo alle solite- nella direzione del film ‘a tesi’ sulla dolce morte, ma senza abbandonare gli iniziali toni da commedia contenuta e provando a commuovere con qualche mezzuccio al sapor di ricatto romantico. C’è da dire che gli attori sono tutti in parte e che nel suo piccolo non è neanche scritto male. Onestamente però, dobbiamo dirlo, non se ne sentiva la necessità, ma per chi non ha mai visto un film sul tema (penso soprattutto ai più giovani, a cui immagino sia rivolto), potrebbe anche risultare piacevole. Uscirà il 1 settembre 2016.

Io prima di te 2

William Traynor (Sam Claflin) è un ragazzo bellissimo, un bel figo di quelli sul genere di Martino-di-Jack-Frusciante-è-uscito-dal-gruppo per forma del volto e orecchie, ma con cenni espressivi oscillanti tra il miglior Clint Eastwood e mio padre nelle foto al mare di fine Anni ’70 (quando anche lui era un riconosciuto sex simbol, nel quartiere). Oltre a essere tremendamente bello, il nostro Will è anche un giovane rampante di successo, di quelli che escono dal letto di una bella bionda la mattina, e che prendono il taxi per andare al lavoro, se piove. Purtroppo per lui, però, una mattina (proprio mentre piove, è appena uscito dal letto di una bella bionda e sta chiamando un taxi per andare al lavoro) viene investito da una moto e rimane tetraplegico: danni al midollo, gambe paralizzate, movimenti minimi di braccia e mani. Diventerà uno scontroso e sarcastico misantropo, schiacciato dal peso di una vita che non può tollerare di vivere.

E qui subentra Louisa (Emilia Clarke), una specie di Felicity Jones ancora più bassa -se possibile- e un po’ più rotonda, con espressioni marcate da commedia spudorata e una bella dentatura; una chiacchierona piena di vita e un po’ maldestra (quasi una piccola Bridget Jones in questo) che ha appena perso il lavoro e ha assolutamente bisogno di soldi per contribuire alle spese della sua numerosa famiglia. Indovinate per chi andrà a lavorare?

ALLARME SPOILER
Esatto: la madre di Will la assumerà con contratto semestrale. Ma per fare cosa, visto che c’è già un infermiere tutto-fare (peraltro delizioso) che si occupa del povero ragazzo? No, non per quello a cui state pensando (maiali maschilisti), ma semplicemente per provare a dissuadere il bel figlioccio da quel suicidio assistito che, guarda caso, è programmato proprio in prossimità dello scadere del contratto di Louisa.
FINE ALLARME SPOILER

Io prima di te 3

Come dicevamo in apertura, l’inizio del film ricalca il preambolo di Quasi Amici, con il personaggio straricco ma suo malgrado disabile e il l’aiutante in braghe di tela costretto a prestar lui servizio, con l’unica differenza che qui ci troviamo in un’Inghiterra fuori dal mondo, e che l’aiutante è una donna. Ciò che invece vorrebbe essere simile, ma senza riuscirci più di tanto, è l’abbozzo di linea comica, la quale però non ha forza a sufficienza per essere sprezzante e squisitamente cinica come quella dell’alter-ego francese, rimanendo imbrigliata in uno humor troppo pacatamente inglese per essere efficace.

La svolta c’è (per carità, non è un remake), ma anche qui si cade nel già visto, troppe volte in questo nostro secolo. Non bastano le acute citazioni da La teoria del tutto o Il mio piede sinistro per farci dimenticare che a partire da Le invasioni barbariche e Il mare dentro, il discorso sul suicidio assistito non ha trovato molte nuove sfumature nel Cinema, e che anche in questo caso nulla si aggiunge di significativo. Di gran lunga meglio il tentativo fatto due anni fa dall’israeliano Farewell Party (in cui si giocava con questo tema nell’ambito di una commedia quasi nera) e forse fu migliore anche Hin und Weg, seppur già allora (Locarno 2014) venne considerato da molti già fuori tempo massimo per essere interessante.

Cosa rimane, allora, di questo film? Sicuramente l’onestà e le sue buone intenzioni, che in definitiva lo collocano nel perimetro delle commedie romantiche discretamente confezionate, senza pretese (di certo non bioetiche), ma semplicemente concentrato sui temi dell’amore, del coraggio di agire e di quanto è (o potrebbe essere) bella la vita. La scrittura, i dialoghi, i siparietti e i concetti in gioco sono semplici, ma la loro delicatezza e l’assenza di fastidiose forzature, alla fine ci inteneriscono e il film si fa guardare. Merito anche di una Emilia Clarke sugli scudi, la cui proficua intesa con Sam Claflin è spontanea e pone la basi per tutto il resto (elemento del resto fondamentale per questo genere di film).

Anche i personaggi secondari, certo non tutti indispensabili, aiutano a inghiottire meglio la pillola, in particolare molto apprezzata (da me) la scelta di Charles Dance per interpretare il padre di William (la madre è Janet McTeer), ma anche il povero Matthew Lewis -che finalmente esce dal tunnel degli Harry Potter– se la cava bene nei panni del fidanzato tontolone.

Giancarlo Mazzetti (@GCMazzetti)

 

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