La Monica di Monza

L’estate Milanese è da un lato simile a quella pugliese, per il caldo e l’afa, da un lato simile a quella sahariana, non tanto per la temperatura, quanto per la mancanza di esseri viventi.

D’estate, a Milano e in provincia di Milano, si verificano fatti bizzarri, estemporanei sicuramente, che vengono a galla perché non succede nient’altro. A guardarci bene, è quello che capita tutto l’anno a Monza, una cittadiola orgogliosa della provincialità in cui sguazza allegramente.

Fu così che in un pomeriggio assolato decisi di bere una birra in un bar qualsiasi. Trasportato dall’indolenza, giunsi a Monza. Dovevo essere già sbronzo, altrimenti non ci sarei mai andato. Comunque io ci sia arrivato non ha importanza, perché in poco meno di tre minuti ero al bancone che parlavo col babbaleo del luogo.

“Ma beve birra con questo caldo?”

“Perché, lei cosa beve? Vov?”

Non si aspettava una risposta.

“Non è di queste parti, vero?”

“Vengo da Milano.”

(Incuriosito) “Come mai qui?”

“Avevo tempo da perdere.”

“Bene. Siamo in due, allora. Conosce la storia di Mafalda Caccamo?”

“No”

“Ah meno male, nemmeno io.” (Risata fragorosa) “Vede quella signora seduta dalla parte opposta della strada? Sa cosa faceva, fino poco fa? La prostituta.”

“Mestiere innovativo. Siete all’avanguardia, voi monzesi…”

“E’ sempre stata molto bella. Il suo nome d’arte era Melissa Mondella. L’abbiamo vista tutti qui, sotto la gonna dico… (ammiccante con gomitata d’intesa). Tre settimane fa – per colpa sua – il parroco è morto. Arturo Indelicato – don Indelicato – era innamorato di lei. Lo sapevamo tutti.”

“E’ morto di Febbre d’Amore?”

“Più o meno. Melissa lavorava sempre sotto la casa del prete. Diceva che lì la Polizia non passa. Don Arturo la guardava sempre dal balcone. Quella sera stava smontando dalla macchina di un cliente. ‘Melissa, prima o poi il Signore ti poterà sulla strada giusta’ Lei rispose: ‘Don Arturo, dovrà essere un camionista, questo Signore!’ (Risata e sospiro). Le disse di aspettarlo perché la voleva accompagnare un pezzo a piedi, verso casa. Io ero al bar di fronte e ho visto tutto. Un camion enorme sopraggiungeva da destra, proprio mentre lui stava attraversando la strada. Don Indelicato, per evitare di essere investito, dovette gettarsi dalla parte opposta e così riuscì ad evitare il peggio. Mentre si alzava, sistemandosi il vestito, disse a Melissa: ‘Grazie a Dio!’ Fu un lampo. Dalla parte opposta arrivava a tutta velocità la ‘500 della signora Ada Borghetti che lo travolse in pieno. Di lui abbiamo trovato solo il collarino bianco. La Borghetti se l’era portato sul parabrezza per cinquecento metri; quando poi si accorse che era il parroco le venne un colpo e morì anche lei. Melissa non si è più ripresa, da quel giorno. Ha abbandonato subito il lavoro. Ora è sagrestana nella parrocchia di don Carlo, il nuovo parroco.”

Pagai, mi alzai e me ne andai.

In un giorno di un imprecisato anno posto nel recente passato, quasi indecifrabile ma sicuramente compreso tra la caduta del muro di Berlino e la vittoria di Bugno al giro d’Italia, mi recavo in posta.

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