La notte degli inganni (personaggi ridicoli della storia politica italiana: Vincenzo Scotti)

La notte degli imbrogli e dei sotterfugi, scena tratta da "I promessi Sposi" di A. Manzoni

Questa non fa ridere, e per alcuni potrebbe sembrare un po’ tecnica. Ma, se la riesco a raccontare nel modo giusto, vi assicuro che è una storia incredibile.

1982. Il Presidente del Consiglio dei Ministri è Amintore Fanfani (DC), è solo la quinta volta che presiede quella carica, un ragazzino alle prime armi. Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale è invece Vincenzo Scotti, anch’egli DC; per lui si tratta solo del terzo mandato nel ruolo.

In quegli anni, tra Confindustria e i Sindacati si lottava per la rivisitazione di alcuni “dettagli” di quella che, secondo gli accordi del 1975, veniva definita “scala mobile”, ovvero l’adeguamento dei salari – e, quindi, del potere d’acquisto – alla crescita dell’inflazione. La negoziazione tra le parti era estremamente difficile perché la posta i gioco era alta e nessuno cedeva di un centimetro.

Uno dei punti di maggior disaccordo, quello di cui vorremmo parlare, riguardava le modalità di considerazione dei decimali del dato ISTAT. Per i profani: l’ISTAT pubblicava i dati di inflazione (per esempio 4.3) e, in base a questo dato, si procedeva al calcolo degli adeguamenti salariali. Confindustria, che per verità avrebbe voluto il blocco punto degli stipendi reali, aveva trovato una piattaforma di possibile contrattazione nella proposta di non considerare le cifre decimali del dato ISTAT. I sindacati insistevano invece affinché fosse presa in considerazione la cifra completa.

Come spesso avviene in questi casi, per la negoziazione priva di accordo si cerca l’aiuto di un mediatore (di solito un uomo con rilevanza politica che può introdurre nuovi elementi per risolvere l’accordo), ed ecco che arriva il momento del nostro Ministro Scotti (già sindacalista).

Il Ministro prese subito in mano la situazione: il 21 gennaio 1983 convocò i tre rappresentanti sindacali e i loro avversari di Confindustria. Tre in una stanza e tre in un’altra, poi prese le redini della negoziazione: dopo qualche viaggio da uno stanzino all’altro e una notte di lavoro, il miracolo era compiuto, l’accordo era raggiunto. Che polso, che determinatezza, che Ministro!

Dopo qualche tempo, però, sindacati e rappresentanti aziendali si trovavano davanti al pretore (mi pare di Bologna) per risolvere una controversia legata a questo accordo: dal lato sindacale si affermava che l’accordo era stato quello di non considerare subito i decimali, ma di tenerli a mente, in modo che, sommandoli ad ogni aggiornamento di inflazione, sarebbero stati presi in considerazione una volta raggiunta l’unita; Confindustria, al contrario, affermava che nulla di tutto ciò rientrava nell’accordo, che prevedeva, senza aggiungere altro, che i decimali di contingenza non andavano pagati.

A questo punto il pretore – impeccabile – convocò il Ministro testimone e mediatore dell’accordo e, per capire quale tra i due contendenti avesse ragione, lo interrogò come testimone. Le domande, inizialmente, furono due. E le risposte altrettante: quando il pretore chiese al Ministro Scotti se fosse vero ciò che Confindustria dichiarava, egli rispose di sì. Allo stesso modo, quando gli chiesero se ciò che affermavano i sindacati (cioè il contrario) fosse vero, egli rispose di sì, di nuovo. A questo punto una terza domanda sorse spontanea, ovvero: “Ministro, ma perché l’ha fatto?” ed egli rispose: “era l’unico modo per raggiungere l’accordo”.

Da quel giorno Confindustria e i sindacati non considereranno mai più una negoziazione chiusa prima vedere l’accordo per iscritto. Oggi, Vincenzo Scotti è sottosegretario agli Esteri (dopo essere stato Ministro dei Beni Culturali, Ministro per il Coordinamento della protezione Civile, Sindaco di Napoli, Ministro dell’Interno e Ministro degli Esteri).

Giancarlo Mazzetti

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