La Truffa del Tempo

“Auguro a tutti un anno felice. Che possa portarvi delle ottime novità e sia per tutti noi l’inizio di una nuova vita!!! Buon 1939!!”

E’ per faccende di questo genere che non festeggio più l’ultimo dell’anno: o meglio, festeggio tutte le sere come fosse Capodanno. Dieci anni fa, nel duemila, la paura più grande dell’uomo era che le macchine informatiche non riuscissero a sopportare il passaggio del millennio, che sarebbero andate in sbattimento – come diciamo noi giovani – per via del cambiamento di data, ma di fatto il lavoro delle macchine è quello di contare, sono state inventate perché contassero meglio di noi: infatti ora so che ‘questa’ è la 107a parola, ‘il’ 662° carattere e la decima riga senza aver tenuto i conti di nulla, lo leggo in fondo alla pagina.

Se il 1939 era iniziato come l’anno delle ‘ottime novità’ rivelandosi poi uno dei più tragici della storia umana senza essere nemmeno annunciato, possiamo ben immaginare cosa succederà nel 2012, designato da tempo come l’apocalittica fine del genere umano. Sappiamo tutti, inoltre, che nel conteggio degli anni il margine di errore – ovvero l’eccesso o il difetto del tempo trascorso dall’anno zero – è sballato di qualche anno, nonostante nessuno se ne preoccupi. La prospettiva storica che abbiamo oggi è molto ampia, a differenza di altre epoche come il Medioevo, ad esempio, in cui i pittori rappresentavano i propri antenati come degli antichi romani perché non avevano idea del tempo trascorso.

L’unità di misura del tempo è cambiata nei secoli. Chi ha stabilito quanto dura il tempo? Chi ha deciso a quanto corrisponde il secondo, il minuto, l’ora, il giorno, la settimana, il mese e via dicendo? Ma soprattutto, perché si è stabilito un ‘tempo’? La risposta più plausibile è che in questo modo tutti possano avvalersi di un punto di riferimento univoco per potersi accordare su ogni cosa che accade, ma la motivazione di fondo è diversa: il tempo è stabilito perché esiste ‘la fine’. Non vi è differenza tra il presente e il passato, la differenza invece esiste con il futuro; il tempo quindi serve anche a dare la dimensione a ciò che ancora non è accaduto. La durata esiste perché poi finisce.

Quando i nostri festaioli si auguravano un buon 1939, stavano proiettando la condizione del presente in un futuro che avrebbero vissuto sapendo di poter quantificare anche quello e sapendo che anche quel futuro sarebbe passato. Nonostante l’avvenire debba ancora manifestarsi, i fatti avvengono tutti al presente, ovvero sono istantanei. Possiamo studiare l’accaduto per preparaci a quello che accadrà, ma fortunatamente non sapremo mai cosa ci riserva il destino perché siamo noi a disegnarlo.

Per evitare la presunta fine del mondo basterebbe saltare il 2012 passando subito al 2013? Probabilmente no, perché il nome che si da al tempo è solamente un codice; gli avvenimenti, ciò che succede a ognuno di noi, si manifesta in una dimensione autonoma ed è percepibile soltanto a livello personale. E’ per questo che un vecchio bacucco è stanco di stare al mondo, mentre un giovane rampante non vede l’ora di vivere il suo tempo, salvo poi diventare a sua volta un matusa molesto con tante storie da raccontare e poche ancora da vivere.

1 Comment

  • FABIO scrive:

    ..non cesserà mai di essere in sospeso chi si affiderà sempre al domani..
    non c’è cosa più sciocca che trascurare il presente che solo ti appartiene ed è sicuro*

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