Mattarella Presidente: le pagelle dei protagonisti (o quasi)

Sergio Mattarella in aula

Da questa mattina, dopo la quarta votazione, l’Italia ha un nuovo Presidente della Repubblica. Dopo settimane di trattative, dibattiti, nomi e previsioni sui giornali, l’ha spuntata di Sergio Mattarella.

Abbiamo deciso di dare un voto ai principali protagonisti che hanno influito (o non sono riusciti a influire) sulla scelta del Presidente:

Renzi 8. Non mi sta simpatico, ma ha agito abilmente, con uno stile squisitamente post-democristiano, riuscendo ad ottenere tutti gli obiettivi di partenza: ha dimostrato che il PD con lui può essere anche unito, ha tenuto in pugno Berlusconi, ha costretto Alfano a ri-scegliere tra lui e Forza Italia, ha lasciato Lega e M5S ai margini e ha fatto eleggere un Presidente della Repubblica che dal punto di vista dei requisiti tecnici è inattaccabile. Colpo da maestro, ma è anche merito degli altri cinque elementi della direzione PD.

Berlusconi 4. In balia degli eventi, ha creduto di poter giocare a braccio di ferro con Renzi, ma senza avere a disposizione le armi per farlo; non è riuscito a imporre una vera trattativa con Renzi, il quale ha semplicemente respinto le proposte dell’ex Cavaliere senza mai permettergli di contrattare.

Alfano 4,5. Ha fatto i capricci dimostrando di essere del tutto impotente di fronte ad un PD unito: è bastata una dichiarazione del premier e una (pare) chiamata di Napolitano per fargli cambiare idea. Oltretutto era chiaro sin dall’inizio che i suoi Ministri avrebbero votato Mattarella qualsiasi cosa lui avesse deciso. Mai credibile nel giustificare l’ipotesi “scheda bianca” (e nelle operazioni è riuscito a perdere anche Sacconi).

Vendola 6,5. Solo sostanza. Immediato l’appoggio a Mattarella non appena è trapelato che Renzi avrebbe fatto quel nome («se il nome sarà quello, allora sarà quello»). Unendosi al PD ha placato eventuali aspiranti franchi tiratori di massa e ha indebolito (dalla distanza) le posizioni di Alfano e Berlusconi. Ha dimostrato che con lui si può ragionare sul merito delle questioni non estraendo la carta Prodi.

Salvini 5. Fuori dalla partita. Le sue dichiarazioni dimostrano che deve lavorare ancora molto per essere credibile da un punto di vista istituzionale. Comunque stare fuori dai giochi lo ha se non altro salvato da eventuali ferite più profonde (visto com’è finita).

M5S 4,5. Non giocano neanche quando potrebbero. Candidato di bandiera (Imposimato) per quattro votazioni di fila; escono compatti e millantano trasparenza, ma serve davvero molto di più per servire a qualcosa. Mai pericolosi per l’odiato Renzi, e, nonostante il quasi-mandato di tentare la chiamata di Prodi da parte della rete, non ci hanno nemmeno provato. Superflui.

Ex Cinque Stelle 6. Rodotà alle prime tre votazioni, poi accettano la proposta di Renzi e (in teoria) votano Mattarella. Pur restando chiaramente all’opposizione, si propongono come nuovi interlocutori per Governo, arginando ancora di più i loro ex compagni.

Bersani 7,5. Il collante del PD è lui: non conosce rancore e lavora per la squadra anche quando viene fuori la sua candidatura (il nome di Mattarella lo fece anche lui due anni fa).

Minoranza PD 6,5. A parte qualche isolato caso, resta compatta e non pugnala il suo Segretario in chiave anti-nazareno. Prova di maturità.

Mentana 9. Non so se esistono altre persone che sarebbero in grado di stare in diretta per quattro giorni a quei livelli di competenza. Voto da spartire con la sempre ottima Alessandra Sardoni e gli ospiti.

D’Alema 7. Non sì è praticamente visto né sentito? Appunto. Quando lavora nell’ombra dà il suo meglio: il nome di Mattarella è roba sua, se il PD resta unito è perché (anche) lui lo vuole unito.

Fratelli d’Italia 5,5. Vedi Salvini, ma almeno loro non hanno le ambizioni del Matteo leghista.

Napolitano 6,5. Tra un selfie, un applauso e l’altro, riesce di nuovo a dimostrarsi pedina fondamentale per i rapporti tra i partiti.

Giancarlo Mazzetti

 

 

 

 

 

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