Non Ci Siamo Ancora, Quasi.

Era dalla caduta del Muro di Berlino che l’Europa non si trovava in situazioni palesemente tribolate. Per tutti, quello fu un periodo passato alla storia come la fine di un’epoca segnata dalle divisioni territoriali e ideologiche tra due modi diversi di vedere il mondo, ma lo stato d’animo più comune era l’incertezza su quello che il mondo sarebbe stato da lì in poi, da quel 9 Novembre 1989 in cui il Muro cadeva, preso a martellate e bastonate dai cittadini che avevano dovuto dividere affetti e in alcuni casi oggetti per ben 28 anni. Da quel giorno, il Continente è radicalmente trasformato nelle politiche internazionali e nelle politiche economiche. Qualche anno dopo la caduta del Muro, nel 1991, crollava anche il Regime Sovietico, con la ‘cacciata di Gorbačëv – che mi era simpatico perchè aveva quella grossa chiazza rossa sulla fronte, e quando parlava tu guardavi sempre quella e non ascoltavi mai cosa diceva – e la presa di potere da parte di Boris Yeltsin – che a me ricordava invece un nonno beone del Veneto – con la successiva dissoluzione dell’USSR.

L’Europa, da quei tempi, si è unita sotto un’unica effigie per essere più forte a ovest, ed è rimasta arroccata e imperscrutabile a est, dove l’effigie unica era stata appena abolita – o comunque sostituita da qualcosa di diverso. Ed eccoci qui ora, 2011. Quasi 2012. Quasi 25 anni dopo gli eventi sopra indicati. Trovo che il ‘quasi’ sia un termine azzeccato per definire il nostro tempo, aiuta a quntificare quasi tutto quello che succede al mondo e a noi. Quasi. Comunque, oggi la nostra Vegliarda si trova in imbarazzo, unita perché ha abolito i confini oramai da decenni; si suppone, unita anche perché ha trovato una moneta unica. Di fatto, lo sappiamo tutti, è divisa in ciò che avrebbe più importanza come la politica economica, quella fiscale, la divisione dei beni e via dicendo. Il Carretto europeo viaggia a due velocità: al sud, come sempre, squattrinati e sconclusionati; al nord, quelli che non sanno come fare per far lavorare gli altri. Mi ricordo il commento di un amico che davanti al Bunderstag, guardandolo imponente e cavalleresco che si stagliava nel cielo azzurro di Berlino, con i quattro torrioni sovrastati da altrettanate bandiere tedesche, mi disse: “Questi prima o poi ci riprovano”. Ebbene, a est? Oltre la ‘cortina’? Ci saranno le elezioni, a breve. Vladimir Putin sta perdendo consensi, si dice. Tanto, Medvedev, anche se è presidente, non se lo fila nessuno. La Madre Russia macina sempre come una forsennata, ma anche lì, dove tutto sembrava tranquillo, dove per tanto tempo è stato tutto molto tranquillo, anche in Russia, dunque, il vento soffia. In realtà, sembra che nemmeno il Cremlino abbia idea di quale governo uscirà delle urne alle prossime elezioni. Così, si potrebbe dire che oggi, come quasi 25 anni fa, le due facce dell’Europa si preparano a cambiare nuovamente volto, una in controtendenza rispetto all’altra, sempre diffidenti reciprocamente.

Oggi, la nostra cara vegliarda Europa me la immagino come una panzona edonista ricoperta di cioccolato, glassa e pasticcini, che non riesce a muovere un dito del piede, stravaccata su un triclinio Luigi XIV, con le bollette arretrate accumulate davanti alla porta d’ingresso – o la porta d’ingrasso.

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