Non toccate The Lady

Luc

In difesa della mia serie tv preferita, che aspetto con più ansia di The Walking Dead (noioso), del Milan (scarso), delle serate con gli amici (fa freddo). Dieci puntate di puro godimento tra canotte rosa da uomo, musica brutta e teatro dell’assurdo.

Una volta ho lavorato con uno zarro, ed è stato bellissimo. In un weekend alla Fiera di Rho ho assimilato un sistema di valori complesso e stratificato: l’amicizia è la cosa più importante, ma provarci con le ragazze dei tuoi compagni di squadra è consentito. Poi se ti vogliono menare basta prenderli a schiaffoni. La salute: cibi grassi e alcol no, cocaina ogni tanto, diuretici per un addome definito sì. Lo avrei ascoltato per settimane, anche per farmi due risate con un medico. Io mi beavo del mojito offerto dallo stand di Cuba, degli assaggini di trippa della regione Marche, lui pregustava i settanta grammi di penne rigate prima della palestra e pisciava marrone ogni trenta minuti. Era molto fiero dei suoi polpacci. L’ultimo giorno, azzannando un hot dog con tripla salsa, ho potuto apprezzare la frase che sintetizzava tutto questo: “Ho pensato anche di tornare a scuola, o cercarmi un lavoro, ma non ho tempo. La tipa, gli allenamenti.” Stupendo. Ho capito che tutta la sua vita, i suoi sogni, le sue riflessioni non avrebbero riempito un foglio protocollo diviso a metà. Nel tema “cosa hai fatto quest’estate” avrebbe scritto dei suoi polpacci, della tipa e degli allenamenti. Il tutto per dire che quando il fidanzato della segretaria di Lona esclama “Per me bresaola”, o quando gli aspiranti bodyguard a torso nudo usano parole come “coniglietta”, io provo lo stesso, immutato piacere. La prima volta mi sono quasi commosso: il mio amico zarro, finalmente, era di nuovo con me. Insieme a lui, un esercito di tronisti e maggiorate mi avrebbe tenuto compagnia per tutto l’autunno, gratis, su Youtube. Per me The Lady è stato un dono del Cielo, e io non ringrazierò mai abbastanza.

Pochi giorni fa leggevo un articoletto online, invero piuttosto scontato e con qualche problema di punteggiatura, in cui si infieriva contro Lory Del Santo e il suo mondo immaginario. Ma come immaginario? Lona, Luc e gli altri esistono davvero, vivono tra noi, solo che non li abbiamo mai visti, perché da Corso Como passiamo solo per andare in Isola Moretti alla mano, perché nelle Cicladi o alle Baleari andavamo da adolescenti e in bassa stagione. Perché siamo antipatici. Questo sottobosco merita più attenzione. Lory, bontà sua, ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio di grande interesse antropologico. Lory come Erodoto. Lory come Sebastiao Salgado.

palestra

Se il mio amico di cui sopra vedesse un episodio di The Lady lo troverebbe perfettamente normale. Forse avrebbe da ridire sulle luci, sul doppiaggio, su ANDRO HIDALGO, ma i dialoghi (a parte quelli con Luc, credo) sarebbero a parer suo verosimili, gli ambienti familiari. Il mio amico ha tante cose in comune con i miei contatti di Facebook che non seguo più: le donne che fanno il test “Che foglia sei” ed esibiscono il risultato (foglia di faggio) commentando “lo sapevo”, con like garantito del nonno. Quelle che nello stesso pomeriggio postano la ricetta di una torta salata carciofi e merda, condividono studi per cui lavarsi i capelli fa venire il cancro, commentano gli articoli di cronaca nera scrivendo in maiuscolo che il sospettato è un animale, non come i cani che sono più buoni degli umani, e merita la pena di morte. Gli uomini che taggano altri uomini nei post del Milanese Imbruttito, di Paolo Ruffini, di Matteo Salvini. Anche per loro The Lady sarà normale. Un pelo lo-fi magari, ma con la colonna sonora ideale e tutti gli hobby che coltiverebbero a parità di condizioni economiche. Non sanno cosa si perdono, perché visto da un’altra angolazione The Lady è molto meglio.

La mia gag preferita: due personaggi mai visti prima si incontrano per strada, si salutano calorosamente e scambiano un paio di battute. Uno a un bel momento dice “Scusami, ora devo proprio scappare”, si ri-salutano con grandi cerimonie e vanno via. Non si sono detti nulla, e nessuno dei due comparirà mai più. Succede spesso, almeno un paio di volte per puntata, e io lo considero il marchio di un’autrice. Una piacevole costante che mi ricorda i camei di Hitchcock nei suoi stessi film. È il mio guilty pleasure, ancor più godereccio dei monologhi sull’amore, dell’istruttore di fitness e delle telefonate. Più di Chang. Ma non finisce qui. Mi fa impazzire il maniaco con la cicatrice che pedina Lona e non fa mai niente. Ho avuto una crisi di pianto quando la sua amica esotica le attacca il telefono in faccia alla terza chiamata sull’amore, perché deve andare urgentemente in spiaggia. Quando Anthony finisce a una festa di trans e tutto sommato un po’ gli piace, o Andrej va a Miami per fare una cosa misteriosa che poi non fa. L’anticlimax. Lory come Beckett. Lory come James Joyce.

Scrivere male di The Lady è da deboli di spirito. Chi è dentro il sistema, il che significa non aver mai ascoltato i Beatles e non sapere come si svolge un colloquio di lavoro, vi ritroverà se stesso e ne sarà felicissimo. Lory Del Santo è molto abile a intercettare questa sensibilità fatta di ascelle, di Parole, parole, parole in spagnolo, di Meridione. Chi ne è fuori non potrà fare a meno di adottare Luc e il suo casco, il consulente per fare “un’abnormità di soldi”, il cameriere in fissa sulle tette di Natalia Bush. Eddai, amiamo The Lady, parliamone, coccoliamolo, e impariamo a guardare a quel mondo con più indulgenza: alla fine, anche se Darwin non ne sarebbe felice, è tutta concorrenza in meno per noi.

Graziano Biglia (@graziano_biglia)

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