Sully, Clint Eastwood (recensione in anteprima)

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7 Voto

Film educato, questo Sully, che nei suoi canonicissimi novantacinque minuti non annoia mai e, anzi, ci tiene volentieri ad occhi aperti e mente accesa, dando l’impressione, quando finisce, che sia passata poco più di mezz’ora da quando ci  siamo seduti.  Clint Eastwood sceglie un film semplice, girato con sobrio rigore,  ma magistralmente strutturato e gestito. Tom Hanks con il capello e il baffetto bianco sembra un po’ buffo a prima vista, ma non sbaglia un colpo (inevitabile la sua presenza nella cinquina dei prossimo Oscar) ed è affiancato da un Aaron Eckhart devoto e capace, forse anche con un tocco di fascino in più del solito dato dalle prime rughe dell’età. Da segnalare che questo è il primo film di sempre ad essere stato girato interamente con la tecnologia IMAX.

Come alcuni di voi ricorderanno, il 15 gennaio del 2009 un aereo di linea della US Airways -partito dal LaGuardia di New York e diretto a Charlotte- sorprese il mondo intero effettuando un ammaraggio sul fiume Hudson, il corso d’acqua che con il suo ultimo tratto segna il confine tra il New Jersey e lo Stato di New York. A pilotare quell’aereo fu il Capitano Chesley Sullenberger, per brevità chiamato da tutti Sully, un signore pacato come James Stewart che all’epoca dei fatti contava cinquantotto anni e circa ventimila ore di volo all’attivo, senza che questo gli avesse impedito di costruirsi una famiglia delle più tradizionali: moglie piacente e istruttrice di ginnastica, due figlie quasi coetanee e una bella casa a San Francisco.

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Basandosi sul libro scritto dallo stesso Sully (Hightest Duty) Clint Eastwood ha deciso di raccontarci questo episodio dal punto di vista del suo protagonista, ma invece di limitarsi alla cronaca e all’esaltazione del suo eroe -cosa che comunque non manca di fare- decide di partire da un dubbio: e se quell’ammaraggio non fosse stato necessario? E se quel pilota che tutti chiamano eroe fosse stato solo un incosciente che, in realtà, quel giorno fece una scelta sbagliata e avventata mettendo oltremodo in pericolo le vite dei suoi passeggeri, prima di salvarli? Perché non è tornò subito indietro quando capì che i due motori non funzionavano? Ma soprattutto, siamo sicuri che questi motori non funzionassero davvero?

Non sono improbabili e ormai fuori-moda sparate complottiste, queste, ma le accuse che davvero vennero rivolte al povero Sully immediatamente dopo gli eventi, quando, mentre i giornali e i telegiornali lo esaltavano come ‘l’uomo del miracolo’, le indagini della NTSB cercavano di accertare che non ci fosse stato alcun errore umano nell’operazione (è lo stesso organo che abbiamo visto giudicare le azioni del pilota interpretato da Denzel Washington in Flight), errore che, se dimostrato, avrebbe rovinato per sempre Sullenberger e la sua famiglia: divieto di volo immediato e niente pensione.

La cosa più interessante di questa sceneggiatura (firmata Todd Komarnicki) è che va subito al punto fin dai primi minuti, senza perdersi in troppi fronzoli, sviluppando poi il tema in modo puntuale e svelando i dettagli di quei 208 secondi di terrore sempre al momento giusto, stando a cavallo tra il dramma e il giallo giudiziario-morale, ma rimanendo nell’ambito del film per le masse, senza mai trasformarsi in un genere vero e proprio.

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Eastwood gira con la mano ferma e sicura di chi sta provando a imitare la freddezza emotiva di un pilota in trans agonistica da ammaraggio, di colui che esegue un protocollo che conosce a memoria, cedendo alle emozioni e ai tentennamenti solo  un pochino, solo quel poco che basta per essere riconosciuti come essere umani e distinguersi dalle macchine. Il regista stima e ammira il suo protagonista, e si vede. E come Sully non cedette al panico, quel 15 gennaio, anche Clint non cede alla facile spettacolarizzazione a cui potrebbe concedersi e, anche quando rappresenta un (seppur mancato) disastro aereo, racconta l’essenziale, resta sempre vicino al suo eroe e prova a comprendere la forza e i valori che permisero a quell’uomo di agire con risolutezza in quella straordinaria occasione. Clint, osservandolo, torna bambino e si fa affascinare da quello che per lui è un ‘uomo vero’, sempre nel segno di quella mascolinità interiore e morale che il regista ama da sempre (e che io, per inciso, disprezzo, ma qui stiamo parlando di Cinema, quindi non entrerò nel merito).

Certo, la retorica non manca, ma è più nei contenuti valoriali fondanti del film, che nel film stesso. L’eroe americano in questione, infatti, resta stereotipato nei suoi caratteri: è il padre di famiglia amorevole che chiama la moglie prima di andare a dormire, ed è il lavoratore appassionato che ha servito il Paese da giovane e non ha mai sgarrato; in fondo è solo un uomo comune che fa il suo dovere con dedizione, crede in quello che fa e in quello che rappresenta, diventando egli stesso il suo lavoro e modellando se stesso e la sua vita intorno a questo, con orgoglio. E proprio grazie a tutto ciò, alla fine, viene ripagato con l’adeguato riconoscimento, come se ci fosse un disegno di giustizia immanente che permette a chi non esce dai ranghi, a chi ‘fa le cose nel modo giusto’, di salvarsi.

Qualche nota a margine:
1) Quanto sarà costata la palese pubblicità dello Snikers nella prima parte del film? Impossibile, in quei momenti, non pensare a quella puntata di Boris in cui Giorgio Tirabassi supervisiona l’inserimento di uno snak all’interno di un episodio della soap;
2) Autocitazione di Clint Eastwood: ad un certo punto, mentre Tom Hanks gira per New York, si intravede un cinema in cui spicca la locandina di Gran Torino, film che effettivamente era appena uscito nelle sale statunitensi ai tempi in cui è ambientata la vicenda;
3) Lo stesso Clint Eastwood, all’età di ventun anni, fu uno dei passeggeri di un volo della Marina costretto ad un ammaraggio al largo di Point Reyes, nella porzione di Pacifico di fronta alla California; il giovane Clint, per la cronaca, tornò sulla terraferma nuotando per qualche miglio. Che questo lo abbia aiutato a realizzare questo film?

Giancarlo Mazzetti (@GCMazzetti)

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